Perché un Manifesto su Libri e Storie?

Comitato Festival del Libro

Prima dei libri, c’erano le storie.

Ogni famiglia aveva le proprie. Ogni paese custodiva le sue. Alcune erano vissute in prima persona; altre cominciavano con due parole che tutti abbiamo sentito almeno una volta:

“…dice che…”

Non era un modo per raccontare una bugia. Era il modo con cui, per secoli, si è trasmessa una parte importante della conoscenza. Quella che non avevamo visto con i nostri occhi, ma che qualcuno, prima di noi, aveva vissuto, ascoltato o imparato.

Nelle comunità rurali convivevano così due forme di sapere. La prima era quella diretta: ciò che si conosceva perché lo si viveva ogni giorno, tra la famiglia, il lavoro e il paese. La seconda era quella indiretta: il sapere che arrivava attraverso i racconti, le esperienze degli altri, i viaggi, le tradizioni, i libri.

Ogni volta che una storia passava da una persona all’altra cambiava un po’. Perdeva qualche dettaglio, ne acquistava altri, ma conservava ciò che contava davvero: il suo significato. È così che nasce una tradizione.

Le storie sono poi cresciute, hanno cominciato a guardare più dentro di noi, a raccontare mondi diversi da quello rurale, si sono ‘modernizzate’ e interiorizzate. Ma rimangono sempre storie; qualcosa che racconta il passato, che riflette sul presente, che immagina il futuro.

IL FESTIVAL DEL LIBRO SARÀ ANCHE QUESTO.

Il Festival del Libro nasce ANCHE da questa idea. Perché un libro non è soltanto pagine stampate. È una storia che qualcuno ha deciso di conservare e affidare a chi verrà dopo.

Ed è per questo che quest’anno il Festival non invita soltanto a leggere. Invita a raccontare, ad ascoltare e a riscoprire il valore delle storie che ci hanno portato fin qui e che ci accompagneranno nel futuro.

Ed è anche per questo che abbiamo voluto caratterizzarlo con qualche riga che condensasse lo spirito con cui lo stiamo organizzando: un Manifesto che lo renda sempre più vicino alla gente, così come deve essere un libro. Lo trovate qui.